Lettera del Vescovo per il Sinodo

Nelle Sante Messe di sabato 27 e domenica 28 febbraio, in tutta la diocesi è stata letta la lettera del Vescovo di Padova Claudio Cipolla, e rivolta a tutte le persone di tutte le comunità della Chiesa di Padova. Di seguito il testo integrale della lettara:

A tutti i cristiani e cristiane della Chiesa di Padova, in particolare, ai presbiteri e diaconi,

ai Consigli Pastorali Parrocchiali,

ai religiosi e religiose,

ai responsabili di movimenti, associazioni e gruppi ecclesiali

 

«Nessuno da solo può riuscire a far attraversare alla Chiesa questo tempo difficile. Il nostro non è un tempo di fondatori ma di riformatori. Non abbiamo bisogno di geni solitari, ma di chiese che si mettano in movimento» (Stella Morra).

Innanzitutto un saluto caro e riconoscente a tutti e a tutte le nostre comunità, accompagnato da un ricordo affettuoso per gli ammalati, i sofferenti e per chi si trova nella precarietà. Siamo nel tempo della fragilità che ci invita a rinsaldare strade di fraternità, consapevoli che l’unica salvezza possibile è quella che riguarda tutti. Colgo l’opportunità dell’inizio della Quaresima, tempo di “esodo” e di “conversione”, per comunicarvi la decisione di indire un Sinodo diocesano. Come sapete, dopo un lungo cammino di discernimento comunitario, nell’ottobre scorso ho recepito favorevolmente il consiglio autorevole dei due Organismi di comunione diocesani – Consiglio Pastorale Diocesano e Consiglio Presbiterale –, arrivando a proporre il Sinodo diocesano per un volto rinnovato di Chiesa in questo tempo inedito. Successivamente ho nominato una Segreteria incaricata di seguire i vari passi del Sinodo.

Perché un Sinodo?

Molto probabilmente questa è la domanda che ci stiamo facendo tutti, immaginando anche il carico di impegno e responsabilità che ne consegue. Il nostro contesto sociale e culturale, indubbiamente, ci mette davanti molti “perché”: la nostra realtà non è più statica e lineare, non procede più in modo prevedibile, schematico e strutturabile. Alcune domande profonde ci abitano e scuotono: Perché credere? Perché evangelizzare? Perché la parrocchia oggi?

Potremmo trovare delle risposte “organizzative”, ma questo non cambierebbe lo stile del nostro stare dentro il mondo, comunicando il Vangelo della gioia. Ci accorgiamo, pertanto, che abbiamo bisogno di apprendere insieme e di maturare insieme una intensa vita spirituale che ci permetta di cambiare e di rinnovare quello che stiamo facendo. Si tratta non di fare cose nuove, ma di rendere nuove tutte le cose.

Il fatto di camminare insieme e di apprenderne le modalità, vera e propria situazione di “esodo”, ci riporta al Sinodo interpretandolo nella logica di un processo dinamico in se stesso, una sorta di “conversione” in cui ciò che conta non sarà solo “cosa” raggiungeremo, ma “come” ci arriveremo, facendo prima di tutto una buona esperienza di Chiesa e di comunione fraterna. In tal senso, i termini Chiesa e Sinodo diventano sinonimi, in quanto espressione di una stessa realtà rimessa continuamente in viaggio dal Signore Gesù.

 

La nostra Chiesa di Padova

Nella Chiesa di Padova siamo senz’altro forti di una sinodalità ordinaria, costruita e maturata in decenni, che ci sta aiutando ad assumere il metodo del discernimento. In questo tempo, ci facciamo forza anche delle intuizioni del recente Sinodo dei giovani e possiamo confidare nell’ascolto della Visita pastorale che accanto a questioni aperte fa scoprire tanta ricchezza e frutti evangelici nelle nostre terre. La stagione che viviamo, da ultimo, ci riporta al tempo complesso della pandemia da interpretare come kairós, vera “occasione” di ripensamento. Di conseguenza, mi sembra che, senza troppe paure e resistenze, possiamo guardare al Sinodo per incoraggiare e rimotivare tanti passi preziosi della nostra Chiesa, rilanciandoci in avanti e coltivando la visione di quale Chiesa diocesana desideriamo custodire nel prossimo futuro.

Quale Sinodo vorremmo?

Tutti desideriamo un’esperienza di Chiesa da vivere nella gioia e nella consapevolezza che il Signore la ama e la guida. Per il Sinodo vorremmo un percorso leggero, comprensibile e stimolante, evitando la ripetitività e la pesantezza. Se la questione è la visione di Chiesa, come sogno condiviso, allora non ci interesserà discutere ogni singolo tema, quanto, invece, attivare buoni processi di crescita e maturazione, a partire da alcuni criteri e da alcune aree prioritarie di evangelizzazione. Per il Sinodo immaginiamo una partenza da quanto ci appassiona e può diventare generativo, piuttosto che da quanto ci manca e ci sembra deficitario.

 

Alcuni abbozzi di obiettivi

A partire da una verifica degli elementi essenziali del Concilio Vaticano II e della loro attuazione; alla luce di Evangelii Gaudium e di una necessaria risposta alla realtà odierna, segnata da un “cambiamento d’epoca” nel quale ci troviamo ad annunciare il Vangelo, avvertiamo la domanda di orientamenti su alcuni temi, quali: il senso e il volto futuro della parrocchia; l’annuncio cristiano ed una verifica dell’Iniziazione cristiana; la forma concreta “sussidiaria” della Chiesa diocesana (parrocchia, gruppi di parrocchie, Unità pastorali, vicariati); il ministero dei preti, dei diaconi e la corresponsabilità dei laici. C’è davvero l’urgenza di mettere al primo posto l’essenziale del nostro essere credenti, accettando anche dei “tagli” che ci permettano di essere ancora una Chiesa missionaria, non appesantita dalla gestione dell’esistente, comprese le strutture che ci appartengono. La Pasqua, a cui siamo diretti, ci ricorda che per risorgere bisogna saper morire. Non vi è la pretesa di risolvere tutto, ma la consapevolezza di «attivare processi» durante e dopo il Sinodo. Per certi aspetti il “dopo” Sinodo ci chiederà ancora più impegno e dedizione.

Gli atteggiamenti da coltivare

Vorrei suggerire a tutti i battezzati e credenti della nostra Chiesa di Padova di accogliere il Sinodo come un atto di fede nell’azione dello Spirito Santo che sempre ci accompagna e precede. Vi chiedo di sviluppare, attraverso il Sinodo, quasi un “supplemento” di amore alla nostra Chiesa, desiderando camminare insieme e insieme esplorare strade non ancora battute. Infine, vi invito a guardarlo come un gesto di cura e di responsabilità verso quanto potremo essere, ma anche verso le nuove generazioni, che domandano profondità ed autenticità.

I collegamenti, le persone che sanno tenere insieme

Comprendo che ci possano essere tante domande e timori nei riguardi della proposta del Sinodo: spesso percepisco anche la stanchezza e la fatica rispetto alla quotidianità dell’azione pastorale. Per arrivare a tutti e perché ciascuno possa offrire il suo contributo di pensiero e parola, il Sinodo avrà bisogno di alcuni in grado di collegare e coinvolgere altri. Penso in particolare ai Consigli Pastorali e di Gestione Economica, ai referenti dei vari ambiti pastorali, ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose. A voi, affido volentieri il compito insostituibile di collegamento, di “cucitura” e di legame tra le varie persone e realtà ecclesiali.

Il santo viaggio

Viviamo pertanto gli anni del Sinodo come un «santo viaggio» (cf. Salmo 83,6): nel fruscio leggero dei passi condivisi sentiremo la presenza del Signore che si prende cura di noi, ispirandoci un discepolato gioioso, generativo di vita buona.

Auguro a tutti una buona Quaresima: questo tempo attivi idealmente i nostri primi passi di conversione e di rinascita!

Padova, 26 febbraio 2021

+  Claudio, Vescovo

Stefano Callegaro

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Giornata della Memoria e Ricordo

A partire da sabato 6 marzo alle ore 20:45, sarà disponibile su questo sito il filmato realizzato per la "Giornata della memoria e ricordo", proposto dall'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci nel ricordo di quanto accaduto in quegli anni.

Stefano Callegaro

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Scuola di Preghiera

Ritorna l'appuntamento della Scuola di Preghiera diocesana gestita dal Seminario Maggiore di Padova. Anche il prossimo appuntamento sarà trasmesso in streaming lunedì 1 marzo alle ore 20:45 in diretta streaming su youtube nel canale della Diocesi di Padova https://www.youtube.com/user/diweb20

Stefano Callegaro

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Festività di San Gabriele

Sabato 27 febbraio torna la festività di San Gabriele dell'Addolorata, di seguito il programma, disponibile anche nella locandina in allegato

  1. Mercoledì 24 ore 20:30 Santa Messa (1° giorno del triduo)
  2. Giovedì 25 ore 16:00 Santa Messa (2° giorno del triduo)
  3. Venerdì 26 ore 16:00 Santa Messa (3° giorno del triduo)
  4. Venerdì 26 ore 20:30 lettura del transito con esposizione della reliquia
  5. Sabato 27 ore 8:30 Santa Messa
  6. Sabato 27 ore 10:30 Santa Messa animata dalla Corale Sant'Agostino, visibile in diretta streming nel canale YouTube della parrocchia o al link https://youtu.be/AzGcshBQxEY
  7. Sabato 27 ore 16:00 Vespri, benedizione delle penne dei maturandi e di tutti gli studenti. Esposizione della reliquia, visibile nel canale YouTube della parrocchia o al link https://youtu.be/5LyQZ_IND3Q
  8. Sabato 27 ore 18:00 Santa Messa prefestiva del Sabato

Quest'anno, per le vigenti normative Covid, non è possibile la tradizionale presenza di un Padre Passionista nella nostra comunità, per questo è stata organizzata una videoconferenza. Relatore della conferenza sarà Padre Natale Panetta, ex rettore del Santuario di San Gabriele, che la nostra comunità ha ospitato 6 anni fa durante la visita dell'urna del Santo nella nostra comunità. La videoconferenza avrà come base iniziale una riflessione sull'Enciclica di Papa Francesco "Fratelli tutti" e un aggancio con San Gabriele e la sua visita nella nostra comunità. Sarà possibile seguire l'icontro in patronato Giovedì 25 alle ore 20:30, dove vi sarà anche la possibiltà di interagire e porre domande a Padre Natale, o a distanza, tramite un link Google Meet che sarà reso pubblico la sera stessa nel sito della parrocchia.

Per le vigenti normative Covid, NON ci sarà, nel pomeriggio di Sabato 27 la tradizionale processione con la statua di San Gabriele per le vie di Bovolenta.

Invitiamo tutta la comunità a partecipare, sempre con le dovute precauzioni vista l'attuale situazione pandemica.

Stefano Callegaro

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Quaresima 2021

La quaresima, iniziata mercoledì 17 con la celebrazione della liturgia delle ceneri, ci viene proposta dal centro missionario diocesano, come quaresima di fraternità, quest'anno è ispirata in maniera particolare all'enciclica sociale "Fratelli tutti" scritta da Papa Francesco.

Per chi desideressa, questo il link http://www.centromissionario.diocesipadova.it/quaresima-2021/ al sito del centro missionario diocesano dove viene spiegata l'iniziativa.

Stefano Callegaro

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Mercoledì delle Ceneri: l’omelia del vescovo Claudio

Di seguito l'omelia del Vescovo Claudio del Mercoledì delle ceneri:

Il mercoledì delle ceneri segna l’inizio di un tempo prezioso, sacramentale.

Come ogni anno siamo invitati, noi cristiani adulti nella fede ma pur sempre in cammino, ad accogliere la chiamata del Signore che, con braccio potente e con la forza della sua parola, ci ha convocati in assemblea per prepararci e partecipare, in modo sincero, alla sua Pasqua.

L’appuntamento è il più significativo e importante di tutto l’anno: nei primi giorni di aprile celebreremo la Pasqua del Signore Gesù, l’Evento che ha stravolto le logiche del mondo ed ha instaurato quelle di Dio, un evento di grazia e di amore, di speranza e di pienezza di vita. Un Vangelo, una straordinaria lieta notizia!

Il Signore ci chiama a prenderne parte, ci invita e ci attrae, affascinandoci. Ha una parola che riguarda non solo la salute, ma la salvezza; non solo la vita presente ma anche quella che durerà per sempre, quella del cielo. È un Vangelo che riguarda per il nostro cammino di uomini e donne, quello concreto, storico, quello che come persone, come famiglie – per chi ha la grazia di averla –, e come Comunità stiamo attraversando.

Il nostro cammino infatti, sempre ricco delle prove e delle opportunità della vita, è quest’anno segnato da questa incontrollabile pandemia con le sue sorprendenti varianti.

Come ogni penitenza cristiana questa esperienza può aiutare a svegliarci e a prendere coscienza di noi stessi e delle incrostazioni che abbiamo accumulato nel tempo della spensieratezza e della leggerezza, della salute e del progresso. Il nostro cammino verso l’incontro con il Signore, verso la cena dell’Agnello, verso il cielo può venire rallentato e lo sguardo, rivolto alla Pasqua del cielo di cui facciamo misticamente esperienza nella liturgia, offuscato.

La sospensione delle nostre abitudini religiose, e talora rassicuranti, la destrutturazione della vita delle nostre comunità – orari e modalità di celebrazioni, numero e identità di partecipanti, incontri per i sacramenti come l’Iniziazione cristiana, i matrimoni, il sacramento della penitenza -, ma anche le preoccupazioni e le paure che condividiamo con tutti i nostri concittadini in ordine alla salute, alla vita economica e sociale, smuovono dentro di noi domande non indifferenti. È come l’aratura di un campo!

La tentazione è di non coglierle o di anestetizzarle perché ci fanno male, o di lasciarci intimorire perché ci indeboliscono, ci mettono in crisi.

La prima e più radicale domanda riguarda proprio la nostra fede e dobbiamo accettare la sfida di una sua verifica. Questo tempo quaresimale che inauguriamo solennemente è il momento opportuno. Vorrei ripetere con Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio; … non accogliete invano la Grazia di Dio».

In questo anno la nostra fede e la nostra speranza sono state messe alla prova: qualcuno può aver letto l’assenza del Signore o aver visto il Signore come colui che dorme sulla barca, o addirittura aver percepito l’inutilità del riferimento a Lui e al Padre celeste. Chissà cosa hanno vissuto di Dio coloro che, ammalati, si sentivano ormai più in mano alla morte che alla vita! Forse anche tra noi, non solo tra i pagani, si sono affacciati pensieri ironici come quello riportato al termine della prima lettura: «Dov’è il loro Dio?», oppure quello che mentre Gesù moriva sulla croce veniva espresso dal popolo «lasciamolo stare vediamo se viene il suo Dio a salvarlo!».

È cresciuta invece la nostra fiducia nella scienza e nella tecnica, nella politica e nella solidarietà volontaria, diventando quasi fede in un umanesimo che può fare senza Dio.

Abbiamo anche percorso strade nuove per “ricordare” e per mantenerci aggrappati a quello che sempre abbiamo vissuto: abbiamo attivato YouTube e altre attività streaming come zoom e skype…  Abbiamo attivato manifestazioni religiose con forme simili a quelle che si vivevano nel passato, ai tempi delle pesti, quando però il contesto culturale era molto diverso da quello attuale.

Ma in questo tempo penitenziale, una quaresima e un anno vissuti con l’ombra incombente della pandemia, è forse possibile un passo diverso, una ricerca nuova che non esclude la nostra intelligente partecipazione. È forse possibile guardare a Dio con un cuore nuovo, con tutto il cuore: “Ritornate a me con tutto il cuore, laceratevi il cuore e non le vesti!”.

La domanda che a me sorge come nuova riguarda la nostra relazione personale con il Signore Gesù e con il Padre suo e nostro celeste. Dov’era il Signore in questo tempo? Come e quanto abbiamo pregato e come ci siamo relazionati con lui in mezzo alle difficoltà? Che cosa abbiamo pensato di Lui e della sua volontà?  Quanto il nostro cuore è stato calmato dalla certezza del suo amore? Quanto, nel suo nome, ci siamo dedicati agli altri e siamo stati segno della sua carità proprio nella fragilità? Sempre Gioele, il profeta della prima lettura, parlando di Dio dice che è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore!

Nel deserto la nostra fede, messa alla prova dalle circostanze, chiede di essere rinnovata, ringiovanita, rinfrescata. La fede è come l’amore: se nella prova non cresce rischia di spegnersi. Ed ecco allora il tempo della quaresima: con i suoi linguaggi e i suoi percorsi ci chiama alla conversione, a tornare al Signore nostro Dio, riportando e ricollocando ad espressione di doni di Dio le capacità degli uomini.

Il Signore Gesù, con la forza del suo Spirito ci chiama a fare Pasqua con lui e con lui a guardare alla vita della creazione e umana, da lui voluta e amata, come un dono per i suoi figli.

Nel triduo pasquale, con al vertice la grande veglia, madre di tutte le veglie, rinnoveremo le nostre promesse battesimali, cioè la nostra adesione a lui come il Signore della nostra vita. Dopo un anno che ha smosso e scosso le nostre abitudini, nella notte di Pasqua torneremo al Signore e gli diremo: “Signore, eccomi, ci sono; ci sono ancora, bisognoso della tua vicinanza e fedele ricercatore della tua presenza”.

In quella grande notte verranno introdotti nella vita della Chiesa i 17 adulti e 18 ragazzi. Sono coloro che hanno bussato alla porta delle comunità cristiane, dopo un percorso di circa due anni. Verranno inseriti in Cristo e nel suo corpo che è la Chiesa, rinasceranno dall’acqua come creature nuove, saranno riscaldati dal fuoco dello Spirito santo che li investe dando loro nuovi orizzonti di vita, e comunicheranno alla mensa dell’Agnello che ancora passa vincendo ogni dolore, sofferenza, malattia e morte.

Lo scorso anno non avendo potuto celebrare insieme la veglia pasquale, sono passato nelle varie comunità per sottolineare la rilevanza unica e straordinaria di questo momento. Sono stato a Cassola, ad Arten, al Santo di Thiene, a Casale di Scodosia, qui in Cattedrale, a Campagnola, a Camposampiero. Sono andato anche per sottolineare che dalla Pasqua nascono nuove creature, ma si rinnova sempre la Chiesa con tutte le sue comunità.

Quella Veglia diventa madre del nostro cammino: ci chiama, ci aspetta! È il Signore che ci convoca per vivere una grande, profonda, intensa esperienza di incontro con lui. Ma forse è straordinario sapere che non soltanto ci chiama ma addirittura lui viene a prenderci e a guidarci perché è il vero protagonista della Quaresima.

Dopo un anno come questo, forse anche umanamente, ne sentiamo il bisogno.

Prepariamoci con un tempo adeguato e lasciandoci educare dalle proposte di preghiera, di carità che possono liberarci dal nostro io e possono immedesimarci in Gesù: l’austero rito delle ceneri sia una nostra simbolica risposta.

  + Claudio Cipolla, vescovo

Stefano Callegaro

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