Scopri il nuovo sito della Parrocchia di Bovolenta

Stefano Callegaro

Finalmente online il nuovo sito della Parrocchia di Bovolenta.

Il sito è stato appositamente modernizzato per renderlo più fruibile attraverso i nuovi dispositivi come i cellulari o tablet.

La sezione "Notizie" vi permetterà di rimanere sempre aggiornato sulle attività della parrocchia.

La sezione "Occupazioni Sale" permetterà di capire, con un solo click, le sale disponibili. Inoltre vi è la procedura per chi, associazioni, singoli o altro, volesse richiedere l'utlizzo di una sala.

Sono state inserite nuove sezioni, curiosità riguardo la Chiesa e non solo.

 

Buon divertimento.

Il team

 

 

 

Scritto da Stefano Callegaro
Notizie principali:

Adorazione Eucaristica 5 Settembre

Giovedì 5 Settembre alle ore 21 in Chiesa vi sarà la possibilità di partecipare all'adorazione eucaristica.

Cosa si deve fare mentre si è in adorazione eucarística?

Essere consapevoli di chi sta davanti a noi. Questo è l’ essenziale. Molte volte nelle cappelle si trovano alcuni sussidi, cioè aiuti per la meditazione, libri di spiritualità. E’ opportuno ricordare la raccomandazione di San Pier Giuliano Eymard: il Signore apprezza molto di più le nostre povere parole e pensieri che il miglior detto o scritto di altri. Raccomanda il santo di cominciare sempre la nostra adorazione con un atto di amore verso il Signore. E’ importante abituarsi al silenzio e stabilire un dialogo con il Signore. Raccontargli ciò che ci affligge, intercedere per coloro che hanno chiesto preghiere, o che ci preoccupano, ma, soprattutto, dirgli quanto lo amiamo. Egli conosce le nostre miserie e glielo possiamo dire ma che, nonostante queste miserie, lo amiamo. Preghiamo di aumentare il nostro amore, la nostra fede, la nostra speranza, la nostra adorazione. Poi facciamo silenzio. Certo, il silenzio non è facile perché abbiamo un sacco di rumore interno. Ma si impara ad adorare adorando e ad un certo punto raggiungeremo il silenzio interiore . E’ necessario lasciarsi amare e lasciarsi abbracciare dal Signore in ogni momento di adorazione. Questo significa entrare nella sua intimità. Una raccomandazione utile potrà essere anche leggere qualche passo del Vangelo, rimanendo consapevoli che il Signore di cui parla il Vangelo o chi parla in esso, è davanti a noi. Mai disgiungere la Presenza del Signore nel Santissimo con la lettura che facciamo o con il Rosario che preghiamo (che sono altre cose che puoi fare durante l’adorazione). Non è la persona da un lato con la sua preghiera e il Signore da solo, dall’altro lato. Terminiamo, raccomanda inoltre San Pier Giuliano Eymard, con un altro atto d’amore.

Ritornando al Vangelo, si consiglia la Lectio Divina, che è pregare con la Parola di Dio. Per capire e molto sinteticamente, ciò che è, si prenda un passo, per esempio del Vangelo, che può essere scelto in anticipo o quello che esce e si ascolti cio’ che dice questo passo usando anche l’immaginazione per collocarlo nella situazione in questione. Poi, vedere che mi dice, che risonanza ha in me, che eco ha questa Parola, cosa mi ha toccato del passo, in cosa mi sento toccato, e finalmente dopo averlo digerito , cio’ che emerge dal mio interno, vale a dire che cosa rispondo io nella preghiera.

Infine, ci sono volte che ci sentiamo molto stanchi o molto contrariati x quello che ci è toccato di vivere, o siamo particolarmente provati. In questi casi o non si fa nulla, semplicemente si rimane e che la Presenza del Signore ci tocchi o si può recitare coi salmi appropriati alla situazione che si sta vivendo.

 

(http://www.adorazioneucaristicaperpetua.it/adorazione/suggerimenti-per-trascorrere-lora-santa-di-adorazione/)

Stefano Callegaro

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Chiusura ponte blu

Ricordiamo a tutta la comunità che Lunedì 15 sono iniziati i lavori di sostituzione del "Ponte Blu".

Don Luciano invita comunque la comunità alla Santa Messa domenicale nella nostra chiesa per non perdere l'identità comunitaria.

Stefano Callegaro

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Benedetto pullman... Lettera diocesana sui campiscuola

Ricordo l’espressione attonita e moderatamente preoccupata di mio padre e mia madre quando, nei pressi dell’ex Foro Boario (come ancora si usa chiamarlo a Padova) li salutavo attraverso i grandi finestrini del pullman, oscurati dalle grosse e puzzolenti tendine, mentre con gli altri bambini – tutti rigorosamente maschi, noi ragazzi dell’Acierre diocesana – continuavamo a gridare: «Ciao, ciao, ciao…», scuotendo le mani e ridendo fragorosamente, eccitati dal lunghissimo viaggio che ci attendeva verso le Dolomiti di Cadore per andare a “fare il camposcuola”. Dopo ore di Valsugana al gusto di gasolio, un po’ intimiditi dalle “facce nuove”, già afoni per i nuovi bans da urlare, scendevamo carichi di zaini e di valige più grandi e pesanti di noi, avvertendo all’istante l’aria delle montagne, fresca anche d’estate… Lassù, collegati solo dal numero – a quattro cifre – del telefono nero a muro con la tastiera girevole, iniziava un tempo completamente nuovo, tanto che un ragazzo di poco più di dieci anni riusciva a dimenticare la nostalgia di casa e dei genitori.

Feci molti camposcuola da bambino e da ragazzo; poi da adolescente cominciò “la moda” dei campi parrocchiali con quelli del gruppo della parrocchia. Da giovane, poi seminarista, cominciai a fare l’“animatore” – come allora si osava dire, prima che la “riforma” attribuisse l’altisonante appellativo di “educatori” – assieme ad altri giovani della parrocchia; continuavo a fare anche qualche campo diocesano (già iniziavano a diradare!): l’ultimo fu l’estate dopo l’ordinazione presbiterale…

Un camposcuola credo sia ancora capace di incantare un ragazzo, anche se l’IPhone della mamma whatsappa o suona quattro volte al giorno. Un camposcuola è ancora una sorpresa e un dono offerto alla vita e allo spirito di un adolescente di oggi: si ride fino a notte tarda ma poi al mattino si eleva la propria anima a Dio; si vuole continuare a giocare a pallone quando il pranzo è servito ma poi si impara a lavare i piatti; si nasconde la cioccolata portata da casa ma si dà un sorso d’acqua a chi, in escursione, l’ha terminata. Un camposcuola è certamente una cosa meno in voga d’un tempo ma là, come solo ancora poche altre “scuole di vita” riescono a fare, l’esistenza e la fede si incrociano. Un ragazzo tra giochi, qualche lacrima di nostalgia e qualche spintone un po’ da discolo, si trova a poter riconoscere ogni giorno la presenza di Dio. È come si aprisse uno spazio singolare in cui possono accorgersi di Dio aprendo il loro cuore, così frequentemente trascinato in contesti, scelte, relazioni e attività spesso lontane, indifferenti o – ahimè – avversi a Dio.

A chi legge, certamente innamorato di Cristo e della sua Chiesa, forse sembreranno poca cosa se non insufficienti le occasioni offerte da un camposcuola in un tempo di secolarità e di analfabetismo religioso come il nostro; ma sono convinto che per un ragazzo la preghiera del mattino e della sera, la messa sulla roccia della vetta di un monte o celebrata nella radura di un bosco, la preghiera notturna sotto la volta stellata o le “confessioni” di “metà campo”, la possibilità di avvicinare e instaurare la confidenza umana e spirituale con un uomo di Dio (il presbitero, ndr), vedere un calice da vicino o scorgere una corona del rosario tra le dita di suor Paola, sfogliare una Bibbia o osservare che don Matteo indossa le vesti liturgiche per la messa quotidiana con le cuoche… tutto ciò è una piccola ma preziosa irruzione di Dio nella vita. All’uomo secolarizzato qualche giorno tra le Dolomiti o tra i colli senesi, mentre tutto conduce al pensiero di Dio, credo sia una benedizione.

A noi, educatori, genitori, presbiteri, diaconi e religiosi il compito di condurre i cuori dei ragazzi a Dio attraverso queste singolari occasioni; è necessario liberarci però da sovrastrutture eccentriche o infantilistiche, dalla tentazione di portare – specie nelle azioni liturgiche – la spettacolarità, il gioco, la scenografia, il frastuono; è necessario non cedere alla tentazione di scelte “a effetto”, di ricercare un novum fine a se stesso, spesso inizio di quello sdrucciolevole scollamento dalla Tradizione della Chiesa che teorizza Messe “da campo”, “da ragazzi”, “alternative”, “destrutturate” e lontane da ciò cui dovremmo condurli a celebrare ogni domenica nella vita ordinaria della Chiesa: essa, con materna sapienza e concretezza, ci esorta a ricordare che la messa «deve essere compiuta nel luogo sacro, a meno che in un caso particolare (come un camposcuola, ndr) la necessità non richieda altro; nel qual caso la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso» (cfr. CJC can. 932 §1)… come a dire che in qualunque angolo del creato, a qualunque età e condizione di vita, credenti o alla ricerca di Dio, non possiamo celebrare noi stessi ma il glorioso sacrificio di Cristo Signore, immolato, sepolto e risuscitato: Alfa e Omega, principio e fine di tutte le cose e di ognuno di noi!

don Gianandrea Di Donna, direttore Ufficio diocesano per la Liturgia

Angela Griggio

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